Unabomber smascherato dopo 15 anni, il Dna incastra proprio lui. Riaperto il caso

Le vittime di Unabomber sono state tantissime e oggi in due chiedono una riapertura del caso, che molti anni fa venne archiviato per mancanza di prove. E’ passato molto tempo dal 2006 e la scienza ha fatto progressi. Per questo si pensa che oggi si potrebbero fare nuovi riscontri con il Dna trovato sui tanti reperti a disposizione della scientifica. Il procuratore di Trieste Antonio De Nicola sembra essere fiducioso: “Riapriamo le indagini. Verificheremo se da tutto il materiale organico allore repertato è stato estratto o meno il Dna. E’ possibile che in alcuni casi, con i metodi utilizzati allora, non fosse ritenuto estraibile, mentre con quelli attuali magari sì.”

Oggi può esserci la possibilità che quel materiale possa essere sottoposto a indagini genetiche e possa portare a una risposta. A richiederla sono state Francesca e Greta, due delle moltissime vittime di Unabomber. La prima aveva 9 anni quando, mentre stava giocando sul greto del Piave, raccolse un evidenziatore da terra. L’oggetto esplose e lei perse un occhio e tre dita. Ma fu l’unica a vedere il colpevole: “Ce l’ho impresso nella memoria da vent’anni. Brizzolato, con i capelli corti, gli occhiali e una camicia colorata, di quelle hawaiane”. Un volto che non potrà mai dimenticare.

Unabomber, Si riapre il caso. Oggi si potrebbe trovare il colpevole grazie al Dna

La seconda vittima ad aver presentato l’istanza per la riapertura del caso è Greta. Lei aveva 6 anni ed era nel Duomo di Motta di Livenza. Toccò un cero che era posizionato in modo sbagliato, per aggiustarlo. Da quel momento, dovette subire diversi interventi chirurgici per ricostruire la sua mano devastata. Ma questi sono soltanto due degli ordigni creati da Unabomber. L’uomo era solito piazzare le sue trappole in oggetti dall’uso quotidiano, per essere certo di colpire: un ovetto Kinder, un vasetto di nutella, una banconota, un uovo in un supermercato.

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Unabomber è rimasto impunito ma c’è speranza oggi di ritrovarlo grazie alle indagini genetiche sul Dna. Intanto, il principale accusato di questi attentati nel nord Italia ha vissuto la sua vita nel terrore di quel processo e oggi è un pensionato. Stiamo parlando di Elvo Zornitta, un ingegnere che su cui si concentrarono le indagini della Procura. L’uomo successivamente avviò una causa contro il ministero della Giustizia e degli Interni, a causa di una prova contro di lui che si scoprì essere stata contraffatta da un poliziotto, il perito Ezio Zernar. Pur avendo vinto, non ha mai ricevuto il rimborso.

Sulla sua vita non ha gravato una condanna, ma pensare alle accuse contro di lui gli fa ancora accapponare la pelle: “Se penso a quegli anni… Nella fase cruciale ero completamente sfatto, mi sentivo sommerso da accuse che non capivo, così lontane dal mio modo di essere. Non ero mai entrato in un Tribunale, non avevo mai avuto un problema con la giustizia, non capivo che cosa stesse accadendo. E’ stata una esperienza assolutamente traumatizzante”. Oggi l’uomo afferma di sperare che Unabomber venga finalmente trovato con le nuove indagini. Vedremo se il Dna lo scagionerà completamente o se gli cambierà la vita ancora una volta.

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